aprile, 2011

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Alpi Apuane: l’Altissimo, la montagna di Michelangelo

giovedì, aprile 28th, 2011

« ”Che sono quei monti?” chiesi molto incuriosito, quasi impaurito. “Sono le Alpi Apuane”, mi fu spiegato. Ammirai a lungo lo spettacolo inconsueto che mi faceva pensare, non so perché, alla creazione del mondo: terre ancora da plasmare che emergevano da un vuoto sconfinato, color dell’incendio. » (Fosco Maraini)

Le Alpi Apuane sono una catena montuosa situata nel Nord della Toscana, fra i fiumi Magra e Serchio.

Hanno avuto origine nel triassico medio, un periodo più antico rispetto alla nascita degli Appennini, e su una struttura geologica molto diversa, di origine sedimentaria, formata in ambiente marino.

Una delle cime di particolar rilievo di questa catena montuosa è lAltissimo (m. 1589): la montagna che colpisce maggiormente l’attenzione di chi osserva la catena apuana dalle spiagge di Viareggio. Infatti, data la vicinanza alla costa, il suo ripido versante meridionale assume il carattere di una imponente parete e la montagna nel suo insieme sembra sovrastare le altre cime. Da qui deriva appunto il suo nome. Oltre che per l’interesse dato dal suo marmo pregiato, sembra che lo stesso Michelangelo, che fu tra i valorizzatori delle sue cave, avesse pensato di scolpire la parete meridionale della montagna in modo che fosse visibile dalla costa. Oggi, percorrere le pendici di questa montagna, è particolarmente affascinante sia per i richiami storici e culturali che essa offre, che per i segni lasciati da secoli d’intensa attività estrattiva, oltre alla visione di unici panorami.

Inoltre, lungo i versanti della montagna si possono visitare le trincee della “linea gotica”, costruita dai tedeschi nella seconda guerra mondiale ed anche antiche ‘’lizze’’, cioè strade per far scivolare i grandi blocchi di marmo a valle.

Per accedere alla vetta dell’Altissimo, si può partire da Castelnuovo di Garfagnana, percorrere la Valle della Turrite fino a Isola Santa, quindi proseguire per Tre Fiumi, Arni, Le Gobbie. Da qui inizia il sentiero che porta al crinale dentellato del Passo degli Uncini, a 1380 metri sul livello del mare. Da qui si sale infine fino alla vetta, dalla quale la vista spazia a 360 gradi su tutta la catena Apuana, sulla Versilia, sul mare, sull’Arcipelago toscano e la Corsica.

Si può giungere in vetta anche partendo dalle Gobbie, percorrendo una strada marmifera che porta alla Cava Fondone; da qui si sale su sentiero a gradini fino al Passo del Vaso Tondo e quindi lungo la cresta Sud-Est fino alla cima.

Capalbio, la “piccola Atene” della Maremma

mercoledì, aprile 27th, 2011

 

Capalbio (Gr) è uno dei borghi di maggiore interesse della Maremma, circondato dalle campagne coltivate tipiche di questi luoghi e a pochi chilometri dal mare.

Il nome deriva da “Caput Album” o “Campus Albus”, probabilmente riferito agli alabastri bianchi che caratterizzano il luogo.

Per il contesto ambientale in cui si trova e per l’importanza storico-artistica assunta in epoca rinascimentale, Capalbio è stata soprannominata “la piccola Atene”.

In epoche antichissime fu abitato dal popolo etrusco e da quello romano, come testimoniano  i ruderi della Città di Cosa, il Castello di Capalbiaccio e numerose altri resti.

Nei secoli successivi quest’area della Toscana subì il controllo dei Longobardi e della stirpe dei Franchi, fu poi un possedimento della potente casata degli Aldobrandeschi e successivamente contesa e conquistata dal comune di Orvieto.
Il Castello di Capalbio divenne, nel corso degli anni, dominio della Repubblica di Siena e durante quest’epoca la città subì un notevole sviluppo: furono costruite molte vie di comunicazione e venne migliorato il commercio con la massiccia esportazione di merci che spaziavano dai cibi ai tessuti, fino ai metalli.
I senesi inoltre furono i responsabili della costruzione delle poderose mura per la difesa del borgo dagli attacchi nemici, il Castello, alcune Chiese e numerosi altri edifici.
Successivamente il borgo passa sotto il controllo degli Spagnoli, interessati soprattutto dalla presenza del lago di Burano.

Subentrò poi al potere la famiglia fiorentina dei Medici che cercò di attuare una sorta di bonifica sul territorio ed infine seguì il dominio della famiglia dei Lorena, che portò avanti la politica di risanamento del territorio e i lavori di bonifica continuarono fino agli anni dell’Unità d’Italia.

Arrivando a Capalbio si entra in paese dalla Porta Senense sormontata da una lapide del 1418 che attesta il rinforzo senese delle mura e da uno stemma dei Medici con iscrizione del 1601. Percorrendo le strette vie del borgo si arriva alla rocca aldobrandesca munita di una alta torre merlata; su resti della rocca è stato eretto agli inzi del 900 il palazzo Collacchioni che custodisce il Fortepiano Conrad Graf suonato da Puccini che da queste parti veniva per “scappare” dalla caotica Versilia. Nella piazza principale troviamo l’arcipretura di San Nicola del secolo XII-XIII che ospita all’interno capitelli romanici e affreschi votivi di scuola umbra del XV secolo. Passeggiando in Via Vittorio Emanuele II si costeggiano le mura merlate che sono state rese accessibili e dalle quali si gode di un magnifico panorama.

Tra i personaggi più illustri ai quali la cittadina di Capalbio ha dato i natali ricordiamo il poeta italiano Alfonso Gatto (1909-1976) esponente del movimento letterario noto come “ermetismo”.

Oggi Capalbio è uno dei punti di riferimento per i VIP che soggiornano ad Ansedonia e più in generale sull’Argentario, infatti anche fuori stagione qui è molto facile incontrare politici, attori o cantanti famosi.

Tra le manifestazioni che periodicamente hanno luogo in questo borgo quella più famosa è “Sagra del cinghiale” che si svolge nella seconda settimana di Settembre.

E’ possibile visitare il castello di Capalbio negli orari prestabiliti dal comune toscano, prenotando la visita al numero 0564/896611

FILM: Sotto il sole della Toscana

martedì, aprile 26th, 2011

La prima domanda che sorge dopo avere visto un film come Sotto il sole della Toscana è: solo per il fatto che Sting, mezza Inghilterra e un quarto di Stati Uniti hanno acquistato un casale in Toscana, era proprio necessario raccontare un film ambientato nel luogo in cui è nata la lingua italiana, con il taglio “Pizza, mandolino e marmellate fatte in casa”? Frances Mayes, abbandonata dal marito, prende la decisione della vita: va a vivere in Toscana, terra che richiama emozioni lontane, dimenticate, fonte di ispirazione e rigenerazione. In questa atmosfera bucolica poteva mancare il sentimento per eccellenza? Ed ecco l’amore apparire, con il volto di Raoul Bova, un po’ buttero e un po’ latin lover, che conquista la bella scrittrice (la protagonista poteva fare un lavoro diverso?) e la conduce attraverso un mondo inesplorato.

L’acquisto impulsivo e la ristrutturazione di un vecchio e malridotto casale in Toscana sono per la statunitense Frances, scrittrice di San Francisco, la chiave per uscire da una depressa solitudine, conseguenza di un divorzio inatteso. Si rimette in giuoco e riscopre – grazie all’incontro con un affascinante indigeno – la forza del desiderio sessuale. Scritto e diretto dalla sceneggiatrice-regista, ispirata da un romanzo assai venduto di Frances Mayes “che ha dato nuova spinta al turismo femminile in Italia”. Questa frase di un giornalista parapubblicitario – uno dei tanti – riassume splendidamente il senso, la natura e il livello del film, esimendoci da un’inutile e ingenerosa stroncatura.

FONTE: http://cinema-tv.corriere.it/film/sotto-il-sole-della-toscana/03_50_50.shtml

SOTTO IL SOLE DELLA TOSCANA (Clicca qui per l’anteprima)

Il caciucco alla livornese: la sua origine e la ricetta

mercoledì, aprile 20th, 2011

Il cacciucco è una zuppa di pesce tipica di Livorno anche se ne esiste una variante viareggina.

 Il termine deriva dal turco”kuzuk” che significa “piccolo, minuto”.

Le origini del cacciucco sono antichissime; si pensa che abbia addirittura origini fenicie.
Questo piatto, realizzato con gli “scarti”, ovvero con i pesci meno pregiati, veniva preparato nelle galere cinquecentesche per sfamare i vogatori alla catene.
In Toscana, il cacciucco, era inizialmente il pasto dei poveri e il termine ha assunto il significato di “mescolanza”; proprio per questo motivo ne esistono diverse varianti : di carne, di cacciagione, di pesce, di ceci.
Quello tradizionale però rimane quello di pesce, al quale è legata una leggenda livornese : un pescatore livornese, che era andato a pesca con la sua barca, fu improvvisamente colto da una tempesta ed affogò, lasciando la moglie e i figli nella miseria.I piccoli per la fame andarono al porto e chiesero ai pescatori del pesce per poter mangiare.
Ogni pescatore offrì del pesce ai bambini : chi un polpo, chi una cicala di mare, chi una seppia.
Tornati a casa, la madre preparò una zuppa con questi pesci e la rovesciò poi in una zuppiera dove aveva precedentemente sistemato delle fette di pane.
Il soave profumo della zuppa improvvisata incuriosì i vicini che si affrettarono a chiedere alla donna da dove provenisse.

Era nato così il caciucco.

 

Ingredienti per 6 persone:
500 gr. di polpo
500 gr. di seppie
300 gr. di palombo (o altro pesce similare al trancio)
500 gr. di pesce da zuppa (scorfano, gallinella, ecc.)
500 gr. di crostacei misti (cicale, scampi, gamberi)
500 gr. di cozze
500 gr. di pomodori pelati
aglio
salvia
peperoncino
odori da brodo (cipolla, carota, sedano)
1 bicchiere abbondante di vino rosso

In una capace casseruola si mettano un paio di spicchi d’aglio “in camicia”, il peperoncino e il ciuffo di salvia nell’olio. Quando l’aglio imbiondisce si spruzzi con parte del vino rosso e si lasci evaporare a fuoco vivace. Si tolgano aglio, salvia e peperoncino e si disponga nella casseruola il polpo tagliato a pezzi e battuto per ammorbidirlo.
Dopo circa 1/4 d’ora si aggiungano le seppie anch’esse a pezzi. Si fa colorire ben bene il tutto e poi si versa il restante vino rosso che lasciamo evaporare. Si aggiungono i pomodori pelati con la loro acqua e si abbassa la fiamma. In contemporanea si mettono in una pentola in acqua fredda gli odori da brodo e i pesci da zuppa. Li facciamo bollire e quando il pesce è pronto si toglie dall’acqua e si passa con il passatutto e si aggiunge nel pomodoro. Teniamo di scorta il brodo del pesce perché potrebbe servire se il cacciucco tendesse ad asciugare troppo.
Quando il polpo e le seppie iniziano ad ammorbidirsi, si aggiungano i crostacei e il pesce a trancio (se palombo a rondelle, altrimenti a cubetti).
Si aggiusta di sale (se fosse necessario) e a cottura quasi ultimata si aggiungono le cozze. Quando sono aperte il cacciucco è pronto.

Il cacciucco è un piatto unico e deve essere servito caldo in scodelle (meglio se terrine) su una bella fetta di pane toscano abbrustolito e strusciato con l’aglio.
Sul cacciucco, visto il suo gusto pieno e ricco, si beve rigorosamente vino rosso

 

 

Grotta di Punta degli Stretti: alla scoperta di un mondo sotteraneo

mercoledì, aprile 20th, 2011

Alle pendici del Monte Argentario, lungo la strada che da Orbetello conduce a Porto Santo Stefano, poco dopo il bivio per il convento dei Passionisti, si trova la grotta di Punta degli Stretti

Si tratta di una cavità carsica che si sviluppa orizzontalmente per circa 930 metri, si trova a 5 metri s.l.m. e ha un dislivello di 3 metri. È stata scoperta nel 1841 durante i lavori di scavo per la costruzione della via ferroviaria che portava i minerali a Porto Santo Stefano. Nel 1928 sono iniziati gli studi della grotta e attualmente sono condotti dalla Società Naturalistica Speleologica Maremmana, che offre a chi fosse interessato la possibilità di visitarla fornendo una guida e attrezzatura speleologica.

L’ingresso è parzialmente nascosto dalla fitta vegetazione tipica mediterranea. Una volta all’interno si accede, attraverso un passaggio piuttosto angusto ad un ampio salone largo circa trenta metri e alto circa 8-10 mt. che conduce alla vecchia galleria ferroviaria.

All’interno della grotta, la cui temperatura si aggira intorno ai 16-20 gradi, si trovano tre laghetti, corsi d’acqua, piccoli canyon, stalattiti e stalagmiti ed è abitata da pipistrelli, insetti, molluschi, anfibi e una rara anguilla cieca.

Questa suggestiva ed emozionante escursione non presenta particolari difficoltà e può essere affrontata da tutti coloro che hanno il desiderio di scoprire le caratteristiche di questo mondo sotterraneo.

Parco Avventura Fosdinovo: avventura e adrenalina per grandi e piccini

martedì, aprile 19th, 2011

Se vi trovate in vacanza nella parte alta della Toscana e volete un’alternativa alla solita giornata in spiaggia, potete visitare il Parco Avventura di Fosdinovo.

Si trova in provincia di Massa con vista sul castello Malaspina e sul golfo di Portovenere  ed è  facilmente raggiungibile dalla strada provinciale, a pochi chilometri dal mare e dall’accesso autostradale.

Oltre al percorso mountain bike ed il bungee trampoline ci sono ben 6 percorsi acrobatici su alberi con livelli differenti che vanno da quello per bambini  a quello più estremo per adulti.

I percorsi sportivi sono allestiti nel bosco e sono costituiti da una successione di piattaforme installate a varie altezze . Attraverso una serie di passaggi avventurosi e giochi sospesi si passa da un albero all’altro, sempre in massima sicurezza, assicurati ad un cavo d’acciaio ed con un imbrago che verranno forniti da personale qualificato che provvederá ad un briefing iniziale prima di accedere alla struttura. 

I progammi “ Team Building Azienda e Team Building Scuola ” del Parco Avventura forniscono un potente strumento per la crescita e lo svilppo di quello spirito di aggregazione cosi importante in una squadra.

Maggiori informazioni, orari e prezzi sono disponibili sul sito ufficiale: http://www.parcoavventurafosdinovo.com

Monte Amiata: il vulcano toscano

martedì, aprile 19th, 2011

Il Monte Amiata è un vulcano ormai spento che  sorge nel territorio compreso tra  Grosseto e Siena, in un ambiente caratterizzato da una fitta vegetazione. Dall’alto dei suoi 1738 metri la montagna domina le zone della Maremma, le suggestive colline senesi e il lago di Bolsena.

Ha origine antichissime che risalgono all’epoca preistorica, con l’eruzione vulcanica che ha dato origine all’intera montagna e alla valle circostante. E’ stato sede di numerosi giacimenti minerari, abitato dagli etruschi,e nel Medioevo divenne un dominio dei Carolingi e degli Aldobrandeschi. Fu conquistato dalla città di Siena ed infine, ponendosi sotto il controllo dei Medici di Firenze, l’Amiata divenne un possedimento del Granducato di Toscana

Il territorio amiatino è una delle zone della Toscana meridionale dove la natura è rimasta inalterata e selvaggia. Si estendono grandi boschi protetti di abete, di castagno e di faggio e anche la fauna comprende specie rare come il biancone, il capovaccaio, il falco lanario e il lupo, e numerosissime specie più comuni di rapaci e  di piccoli mammiferi. Lo sforzo per la tutela dell’ambiente ha portato all’istituzione di estese aree protette e riserve naturali alle quali si affiancano alcune strutture che lavorano nel campo della ricerca scientifica, della divulgazione naturalistica e del recupero degli animali feriti.

Oggi il Monte Amiata è una località rinomata soprattutto per i divertimenti invernali: da Dicembre a Marzo diventa uno dei più completi comprensori sciistici della Toscana e di tutto l’Appennino. Sui fianchi della montagna salgono una quindicina di impianti. Le piste di discesa, di vari livelli di difficoltà e dotate delle infrastrutture più moderne, misurano complessivamente 12 km. Numerosi sono anche gli anelli per lo sci da fondo ai quali si aggiungono strade forestali e sentieri dove è possibile compiere escursioni di ogni lunghezza immersi totalmente nella natura.

Maggiori informazioni: http://www.amiataturismo.it/on-line/Home.html

Lo zafferano: l’oro rosso di San Gimignano

martedì, aprile 19th, 2011

Lo zafferano, dal persiano “sahafaran”, derivante dalla parola “asfar” che significa giallo, è una preziosa spezia dalle antiche origini: già ne parlavano i papiri egizi, l’Iliade e la Bibbia.

Come molte altre spezie, arrivò in Europa  a bordo di navi arabe che, invadendo la Spagna, diedero inizio ad un fiorente commercio in tutto il Mediterraneo. Ma era proprio la Spagna nel Medioevo a mantenere il monopolio del commercio dello zafferano fino a quando padre Domenico Santucci, nel XVI secolo, riuscì a sottrarne piccole quantità e introdurlo così in Italia.

Ed è proprio a San Gimignano, famoso borgo medievale che sorge nel cuore della Toscana in provincia di Siena, che si coltiva lo zafferano più pregiato già a partire dal XIII secolo.

Proprio in quel periodo, questa spezia veniva esportata non solo sul territorio italiano ma anche all’estero e questo fece la fortuna di non poche casate, che utilizzarono i guadagni derivati da questa attività per costruire le famose torri, simbolo caratteristico della città.

La spezia, durante il Medioevo, aveva un enorme valore: mezzo chilo di pistilli puri e già essiccati valevano addirittura un cavallo di razza purissima.

Lo zafferano veniva anche usato per tingere le vesti, abiti e mantelli dei ricchi possidenti.

Oggi come allora lo zafferano viene chiamato L’Oro Rosso di San Gimignano”: per il color porpora dei suoi stimmi, per i toni dorati che regala ai tessuti e agli alimenti ma anche per il valore speciale che la preziosa spezia ha sempre avuto per la città che da secoli lo coltiva.

Ogni anno da ottobre fino a fine dicembre a San Gimignano si svolge la manifestazione “Tesori di San Gimignano”, un importante evento per riscoprire i sapori, l’arte e le bellezze architettoniche, naturali e paesaggistiche della città delle torri. Molti gli appuntamenti, tra cui: mostre-mercato, laboratori di cucina, mostre fotografiche, degustazioni di Vernaccia, mini-corsi di raccolta e lavorazione di zafferano, escursioni guidate, convegni di approfondimento, mercatini di prodotti biologici, spettacoli di piazza e momenti di benessere e salute a base di olio extravergine. E in tutto questo, il protagonista dei sapori è sempre il prodotto agroalimentare di eccellenza, lo “Zafferano di San Gimignano”.

Il mistero delle unghiate del diavolo su una parete del Duomo di Pisa

venerdì, aprile 15th, 2011

Descrivere le bellezze della città di Pisa, sarebbe lungo e laborioso.

E cercare di farlo in poche parole andrebbe a sminuire queste opere d’arte, conosciute in tutto il mondo.

Ogni anno questa città attira milioni di turisti da ogni parte della terra, che si concentrano principalmente  nella Piazza dei Miracoli, dove è possibile ammirare il Duomo, il Battistero, a Torre Pendente, il Campanile e il Camposanto.

In questo articolo non voglio parlarvi delle varie caratteristiche di questi e altri monumenti della città, perché basta acquistare una buon libro o guida turistica per sapere tutto quello che serve.

Vi racconto un particolare interessante e misterioso del Duomo di Pisa , che non tutti conoscono.

Sul lato nord, a sinistra della facciata davanti al Camposanto, ad altezza dello sguardo si trova un pezzo di marmo di origine romana (come testimonia la decorazione a motivi vegetali che si può ancora vedere in parte a lato), sul quale sono ben visibili  una serie di buchini neri. Secondo la leggenda si tratterebbe dei segni lasciati dal Diavolo  (chiamate appunto unghiate del diavolo) quando si arrampicò sul duomo nel tentativo di fermarne la costruzione.

Se vi capita di visitare il Duomo, cercate questi segni e provate a contarli: sempre secondo la leggenda il numero di queste unghiate è diverso ogni volte che si prova a contarle (dovrebbero essere circa 150).

Firenze: capitale mondiale del gelato

giovedì, aprile 14th, 2011

Firenze è il luogo dove è nato il gelato all’italiana e proprio questa stupenda città farà da cornice alla seconda edizione del Firenze Gelato Festival. Al via dal 25 maggio, la manifestazione durerà fino al 29 maggio per assicurare una cinque giorni piena di eventi, assaggi e tante novità.

La fiera sarà suddivisa in due parti:

il Villaggio Artigianale allestito in Piazza Pitti, che ospiterà i laboratori a vista, dove i gelatieri prepareranno i loro gusti e si alterneranno per produrre le golosità, e i vari stand per le degustazioni;

il Villaggio Industriale, invece, sarà allestito nella preziosa scenografia di Piazza della Repubblica, a metà strada fra Palazzo Vecchio e Piazza del Duomo e raggiungibile da Piazza Pitti con una piacevole passeggiata sul Ponte Vecchio. Ospiterà le delizie Sammontana, con la possibilità di scoprire i segreti dell’unico vero gelato industriale all’italiana.

Gli stand saranno aperti tutti i giorni dalle 12 alle 24.

La manifestazione sarà inaugurata da un convegno che si terrà a Palazzo Vecchio e in programma numerosi appuntamenti: cena di gala, workshop per adulti, laboratori per bambini, iniziative musicali, numerosi happy hour a base di gelato e altri interessanti eventi di Fuori Festival.

L’edizione 2010 dell’evento ha vinto il premio BEA 2010 come Best Emotional Response.

Maggiori informazioni: www.firenzegelatofestival.it